L’economia del catalogo: FRBR come data model

Cosa può significare modificare la struttura del catalogo perché sia più funzionale, cioè più adeguato alle necessità proprie della gestione e della fruizione delle reti bibliotecarie?

Per rispondere a questa domanda ci è sembrato utile preparare alcune note su come, grazie all’esperienza di ClavisNG della Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese, il modello FRBR, oltre che orientare la struttura del catalogo, possa costituire un’opportunità di miglioramento nei costi di gestione del catalogo e nella realizzazione dei servizi al pubblico.

Gli approfondimenti trattano dei vari ambiti in cui abbiamo riscontrato gli effetti positivi di FRBR. Iniziamo con questo primo breve post per chiarirci le idee su un argomento molto sentito dai bibliotecari, lo potremmo esprimere con questa semplice domanda: quando cataloghiamo, esiste un modo per evitare di creare dati che già abbiamo inserito? La risposta fortunatamente è sì!

La ridistribuzione “economica” delle informazioni nel catalogo

Negli ultimi anni, riguardo la costruzione del catalogo nelle reti di biblioteche di pubblica lettura, ci si è interrogati sulla necessità di estendere le informazioni di natura semantica o più in generale contenutistica a tutto il materiale bibliografico, in particolare a narrativa e film, materiale che nelle biblioteche pubbliche viene utilizzato dalla maggior parte della popolazione.

Anche i documenti bibliografici per i bambini e i ragazzi, sia di tipo fiction che non-fiction, hanno la necessità di essere corredati da indici che ne permettano una fruizione più precisa: indici che riguardano l’età dei destinatari, i temi trattati, le eventuali problematiche educative per cui tali pubblicazioni possono risultare utili (es: quali testi si possono offrire alla lettura ad un bambino dell’età 6-10 anni che lo aiutino ad affrontare una separazione in famiglia?).

Tuttavia, attribuire indici di natura tematica alla narrativa e ai film (indici relativi ai generi, ai personaggi, ai luoghi e alle ambientazioni, ecc.) costituisce un’attività catalografica non banale e molto dispendiosa in termini di tempo e di impiego di professionalità. Si tratta poi di “orientamenti” nella indicizzazione delle opere che devono tener sempre aperto il dialogo con i bibliotecari di reference, che in modo privilegiato raccolgono le richieste degli utenti e, d’altro canto, hanno una più precisa percezione della funzionalità del catalogo rispetto alle istanze dei lettori, evidenziandone gli eventuali limiti e gli elementi superflui o scarsamente utilizzati.

In questo senso è necessario, ritoccando a nostra favore la quarta legge di Ranganathan, risparmiare non solo il tempo degli utenti ma anche quello dei bibliotecari. Ci sono moltissimi dati, e i catalogatori lo sanno bene, che vengono il più delle volte reinseriti pur esistendo già in diversi record bibliografici. Grazie al modello concettuale FRBR è possibile creare nel catalogo un “livello alto” che raccolga tutta una serie di dati e relazioni comuni a più descrizioni. Quante edizioni abbiamo ad esempio di Alice nel paese delle meraviglie? Quante relazioni abbiamo tra la versione originale, le edizioni riviste, gli adattamenti, le imitazioni, le trasposizioni e via dicendo? (Se siete curiosi di sapere quante relazioni tra opere potete creare con ClavisNG, leggete questo approfondimento).

Ecco che concentrare sul livello “opera” indici semantici e relazioni tra opere, contribuisce a rendere più economico il lavoro catalografico e, nel contempo, a predisporre uno strato del catalogo ricco di dati che possono utilizzare più sistemi bibliotecari in modalità “cattura”, anche se le manifestazioni collegate possono essere diverse o per caratteristiche editoriali o per le ben note vicende pregresse di costruzione dei cataloghi, basati essenzialmente su manifestazioni.

In questa prospettiva di redistribuzione delle informazioni nel catalogo, con un occhio alla sostenibilità economica e alla fruizione di area vasta, il livello “opera” viene qualificato da attributi e relazioni che possono utilmente propagarsi in modo automatico alle manifestazioni collegate. Possiamo inoltre affermare che tali attributi contribuiscono anche a definire la “sostenibilità” del livello opera in un catalogo bibliografico attuale, tenendo presente le problematiche del pregresso ed i servizi informativi richiesti dall’utenza.